Oria: Fernanda Filippo vince la 15esima edizione del Premio Letterario Internazionale "Il Pozzo e l'Arancio"

ORIA (BR). Sabato 5 ottobre 2019, all'interno della Chiesa di San Francesco d'Assisi in Oria, si è tenuta, con grande successo la 15esima edizione del Premio Letterario Internazionale "Il Pozzo e l'Arancio".
La serata, dedicata allo scrittore Andrea Camilleri, ha avuto come titolo "Meglio starsene a taliare il mari" tratto dal racconto "Il campo del vasaio" del famoso Commissario Montalbano. Proprio durante la serata sono stati letti alcuni passi tratti dal racconto di Andrea Camilleri con la successiva visione, poi, di un video tratto da un'intervista a "Che tempo che fa" di Fabio Fazio. A conclusione della serata, infine, il canto "Yellow Submarine", tanto amato dallo scrittore siciliano.
Numerosa e partecipata è stata la presenza del pubblico. Le opere sono arrivate da tutta la Penisola e giudicate dalla commissione giudicatrice de "Il Pozzo e l'Arancio". Tra i temi trattati nelle poesie, soprattutto, l'amore per la propria terra e per la vita.
Gli autori finalisti, dell'edizione di quest'anno, sono stati: Grazia Dottore di Messina, Fernanda Filippo di Lecce, Gabriella Paci di Arezzo, Vincenzo Parato di Salice Salentino (LE) e Mara Tritapepe di Sulmona (AQ).
Per quel che riguarda, invece, le menzioni speciali, sono state date agli autori: Lucia Bacci di Roma, Vittorio Bombino di Taranto, Carmela Colaianni di Bari e Francesca Molinaro di Milano.
A vincere la quindicesima edizione del Premio Letterario Internazionale "Il Pozzo e l'Arancio" è stata la poesia dal titolo "Pora terra" di Fernanda Filippo di Lecce. Vi proponiamo qui sotto il testo e la traduzione in italiano.

"Pora terra"
di Fernanda Filippo (Lecce)

De nu spiragliu de nu scuru piertu
lu sule se ficcava prepotente.
Lu merisciu ricamatu de cantu de cicale
passiggiava ‘mbrazzatu allu faugnu.
‘Mpizza la ricchia e sienti ci sta rria, 
lu rusciu de le tronate luntane
ci se sta ota ientu
ci la tramuntana sta secuta
fucendu lu sceroccu.
Ca se nun c’è ‘ndoru de l’acqua ca sta bbene
nu pozzu difriscare li pinzieri.
La malesciana me se ‘ncoddha subbra
e camenandu au senza regettu
me manca lu respiru e nu me ssettu.
Ma stu tiempu ca stae tuttu reutatu
n’ha fare preoccupare seriamente.
Se l’aria se sta scarfa sempre chiui
nu se po stare scuscitati allecramente.
Lu chiantu de sta terra nu sentinu
e chianu chianu la sta distruggimu,
‘u paradisu n'hannu recalatu 
e nui de mundizze l’amu ‘binchiatu.
Ni paparisciamu comu ulimu
senza rispettu pe sta pora terra.
E nu capimu ca se sta ribella.
E nui strubbati propriu nun ci rriamu 
ca se la terra more, nui la secutamu.

POVERA TERRA
Da uno spiraglio di un’imposta aperta / Il sole si infilava prepotentemente. / Il pomeriggio ricamato dal canto delle cicale / passeggiava a braccetto con il caldo asfissiante. / Apri bene le orecchie e senti se arriva, / il rumore di tuoni in lontananza / se si sta alzando il vento / se la tramontana insegue / di corsa lo scirocco. / Ma se non si sente l’odore della pioggia che sta per arrivare / non posso rinfrescare i pensieri. / La malinconia mi si appiccica addosso / e cammino senza trovare riposo / mi manca il respiro e non mi siedo. / Ma se il clima sta tutto sottosopra / ci dobbiamo preoccupare seriamente. / Se l’aria si scalda sempre di più / non si può stare spensierati allegramente. / Il pianto di questa terra non sentiamo / e piano piano la stiamo distruggendo, / un paradiso ci hanno regalato / e noi di spazzatura lo abbiamo riempito. / Ci sguazziamo come vogliamo / senza rispetto per questa povera terra. / E non capiamo che si sta ribellando. / E siamo infastiditi e proprio non ci arriviamo / che se la terra muore, noi la seguiamo.












































































































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