domenica 29 marzo 2020

Roberta De Paolis: "Cosa è la giovinezza ai tempi del Covid-19"

di ROBERTA DE PAOLIS. Ho ventiquattro anni, sono brindisina, vivo a Pisa, sono figlia di una generazione con i ricordi e rappresentante di una generazioni che ricorda i ricordi degli altri. Volevo semplicemente esprimere cosa è la giovinezza ai tempi del Covid-19. Sto tenendo dei capitoli, sul mio profilo Facebook. 

Questa è la gratitudine di quando si raccolgono i frutti della resistenza pacifica al "quando sarai grande, capirai" delle mamme, dei papà, dei nonni. La gratitudine di un’Italia adolescente che non può fuggire dalla casa di genitori adulti troppo adulti. 

Le lezioni delle piaghe - Capitolo 4

Mia nonna c’aveva i campi di tabacco, mio padre la scelta tra Berlinguer e Craxi, mia mamma lo smarco da una vita borghese troppo borghese. Il 2020 offre anche a me la possibilità di avere il mio tradizionale ruolo tedioso ai pranzi di famiglia, quando anche io potrò rivendicare la mia piccola sofferenza in una vita semplice. 
Sai? Quando dovevamo fare la fila per un panino alla mortadella, quando la mortadella finiva già il mercoledì, quando dovevi riprendere fiato da una corsetta e se c’erano i carabinieri sarà bene che tu riprenda a correre per davvero, ché non lo so come si autocertifica il fatto di aver perso la ragione a furia di guardare solo me, ancora me, sempre me per venti giorni.  
Non credo, per ora, che racconterò ai miei giovani nipoti di quando ci tolsero gli abbracci, credo racconterò di quando ci educarono a non essere la macchietta di noi stessi: ché ora ci sono le regole, e le regole si rispettano; ché la fila non è la filosofia di un popolo poco furbo, se parlo e non ti tocco non è l’incapacità di una passione sopita, ché le mie ragioni non sono proporzionali al tono della mia voce e sarà bene che questa si mantenga ragionevole pure in casa, dato che non mi è concessa alcuna fuga teatrale che mi risparmi una madre delusa, un marito irritato, un fidanzato sorpreso, un padre giudicante. 
Racconterò di quando eravamo gente come i ragazzi che cambiano il proprio corpo e non sanno bene che farne, ai quali si giustifica l’irrequietezza con la creatività, la disubbidienza con la giovinezza, la disorganizzazione con l’inesperienza. Racconterà di qualcosa che non abbiamo conosciuto mai per davvero, che tuttavia ci ha piegato ad una pubertà che non ci tolse i sogni.
Di quando l’Italia divenne una Signora, senza perdere i sorrisi incantati delle signorine.

1 commento:

  1. Complimenti! Un pezzo in cui ogni parola è densa, fortemente impregnata di vita...quella al tempo del Covid 19!

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